Tatalla - venerdì, 25 aprile 2008 - 15:19

Alcuni dati: in Danimarca un neolaureato al primo impiego guadagna QUATTROMILA euro al mese, ed è la paga BASE. In Danimarca, se uno preferisce così, può lavorare anche di notte, invece che di giorno, o iniziare alle cinque del mattino per stare a pranzo con i figli. In Danimarca ci sono asili nido per TUTTI, e iniziano dai sei mesi di età del bambino. In Danimarca c'è il più alto tasso di occupazione femminile di tutta l'Europa, unito ad un altissimo tasso di natalità (e ci credo: dateci i nidi, e noi faremo figli continuando tranquillamente a lavorare!).

Questi dati vengono dall'ultimo numero de Il Venerdì di Repubblica, in edicola oggi. Dopo aver letto l'articolo, e anche durante, ho subito sentito sopraggiungere un attacco di ulcera. Ma vi rendete conto?

Che ci facciamo ancora qui? A sbattere la testa contro i muri lavorando gratis o per poche centinaia di euro al mese dopo anni e anni di scuola e formazione professionale, spesso ai livelli di master e specializzazioni di ogni sorta. Noi siamo QUALIFICATI, e all'estero ci mettono la guida rossa per terra. In Italia ci chiamano bamboccioni e spesso dobbiamo farci raccomandare anche per lavorare gratis, perchè "in fondo è un investimento, stai costruendo per il tuo futuro".

Che dite, a quasi quarant'anni, quando arriverà per noi 'sto benedetto futuro?

Tatalla - mercoledì, 16 aprile 2008 - 15:49

Ho paura di volare. Tanta. L'aereo è un piccolo miracolo, ti prende e ti deposita sotto altri cieli nel tempo che impiegheresti a fare cento chilometri  in macchina. Ma sta sospeso nell'aria, piccolo particolare, e la cosa mi terrorizza. Lo prendo, ma soffro, combatto contro il panico ad ogni minimo movimento che non mi sembra normale. Ebbene, come spesso faccio, ho chiesto aiuto alla Rete, e in un sito dedicato proprio a noi fifoni del volo, ho trovato una frase bellissima, che per la prima volta mi ha fatto pensare all'aereo non come ad una trappola volante, ma come ad una specie di creatura, meccanica sì, ma con un'anima.

"La corsa di decollo è una metamorfosi, una quantità di metallo che si trasforma in aeroplano per mezzo dell'aria. Ogni corsa di decollo è la nascita di un aeroplano."

Magari continuerò a lottare contro il panico ad ogni minimo movimento strano, ma penso che tutte le volte che l'aereo su cui viaggio si staccherà da terra, ripenserò a questa frase. E un po' della magia del volare entrerà anche nella mia anima impaurita.

Chi trema come me anche solo pensando di dover prendere un aereo, legga qui. Come una bella tazza di tè in un giorno storto, non risolve, ma aiuta.

Tatalla - giovedì, 13 marzo 2008 - 12:53

Ieri qualcuno mi ha chiesto: "Tu che per mestiere scavi nella mente delle persone, che le aiuti a capire quali sono i loro problemi e come risolverli, dimmi, secondo te, come sta andando il mondo?"

Oh Dio, e che ne so?

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Tatalla - martedì, 11 dicembre 2007 - 23:04

In questa quotidiana guerra tra poveri che tutti noi (almeno la maggior parte) sosteniamo ogni giorno per vivere e non sopravvivere, gli autotrasportatori sono tra i più poveri. Poveri di famiglia, di tempo, di sonno, di soddisfazioni e di denaro. Le accise sul carburante (che si intasca lo Stato, non dimentichiamolo) incidono sul nostro bilancio: figuriamoci quanto incidono sul loro, che col carburante ci lavorano! Chiedono un intervento dello Stato, che è il primo a guadagnare sul carburante, e gli si vieta anche un incontro.

E' vero, i supermercati si stanno sguarnendo, i distributori di benzina pure, ma loro che alternativa hanno? Sono privati, le uniche garanzie previdenziali e assicurative le pagano, e salate, di tasca loro. Ma sono loro che ci garantiscono la frutta e la verdura e il latte che arrivano sulla nostra tavola, e i detersivi che puliscono la nostra casa e i mobili che la arredano, e la benzina che fa muovere le nostre auto, che spesso potrebbero più proficuamente (per l'ambiente, se non altro) restarsene parcheggiate.

L'unico modo in cui si riesce a far sentire la propria voce, in questo paese ingiusto, in cui la forbice tra molto ricchi e molto poveri diventa sempre più netta, è lo sciopero. Provate a vivere senza il nostro lavoro, dicono i trasportatori, e vediamo come fate. Io sono dalla loro parte, anche se sarà difficile anche per me riununciare alla frutta e alla verdura e al latte (soprattutto per mio figlio...) e ai detersivi e alla benzina (anche se vado in treno e mi piace camminare).

Questo paese, volente o nolente, deve decidersi a cambiare. E dobbiamo essere noi per primi, che fatichiamo a vivere, e spesso sopravviviamo e basta, a dare il primo segnale.

Solidarietà a chi lavora, e con fatica, e non vede riconosciuti i propri sforzi, nemmeno per mantenere la sua famiglia. Uniti possiamo fare molto. L'uno contro l'altro, noi poveri, niente.

Tatalla - mercoledì, 31 ottobre 2007 - 22:21

Stasera, causa assenza del resto della famiglia, sono riuscita a guardare due puntate della serie del "famoso" dottor House. E sono rimasta schifata, inorridita, ammutolita (per poco), inebetita, sconvolta. Ma che accidenti è successo al mondo? Come può un essere cinico, senza traccia alcuna di compassione per il prossimo, senza empatia nè sensibilità, suscitare tante simpatie nel pubblico? Davvero vi piacerebbe essere "curati" da lui? C'è chi si danna per far comprendere ai nostri medici quanto sia importante il rapporto con il paziente, la comunicazione, il rispetto di chi soffre, e questa specie di mostro senz'anima spopola sulla nostra televisione? Davvero siete convinti, lo chiedo ovviamente agli ammiratori del succitato orrendo personaggio, che l'analisi spassionata e scientifica delle patologie sia sufficiente a salvarci la vita? Sapete quanti malati di cancro si sono salvati non solo grazie alle cure mediche, ma al sostegno, alla forza che professionisti dal cuore più grande del cervello hanno dato loro? Da dove accidenti viene tutto il successo di questa serie? Ditemi, vi prego. Dice House: "Vogliamo eliminare il contatto umano nella pratica della medicina". Il mio amico Gianni Grassi avrebbe parecchio da dire, in proposito. Peccato che non possa più farlo.

E' il solito, ormai conformista,  piacere di andare controcorrente, di dire peste e corna dei buoni sentimenti, dell'umana pietà per chi soffre? O devo pensare che questa nostra società sia ormai marcia fin nelle fondamenta, tanto da tributare onore e gloria a un emulo degli "scienziati" nazisti, solo perchè, ufficialmente, cerca di venire a capo dei misteri del corpo umano? Com-passione e passione per la scienza devono per forza escludersi a vicenda? Cari pazienti, alle prese con medici spietati e maleducati, insensibili e francamente stronzi, non vi lamentate più, per favore. Il pubblico televisivo vi boccerà come patetici, ridicoli piagnoni.

Se stessi per morire, e il dottor House mi salvasse la vita, penso proprio che, dopo averlo ringraziato,  gli sputerei in faccia.

Tatalla - lunedì, 15 ottobre 2007 - 22:50

Stasera ho rivisto Kate Moss. Ri-visto, perchè non puoi fare a meno di vederla, anche se non la cerchi, almeno una volta al giorno, su qualche rivista. Però stasera l'ho vista in una pubblicità, e mi sono chiesta: ma perchè diamine tutti dicono che è fantastica, inarrivabile, perfetta? Sembra un topo! In un cartone della Pixar sarebbe adattissima, sono sicura che ai bambini piacerebbe un casino, ma nella vita reale...Aspettate, vita reale? Ma quale vita reale? Quella vive solo sulle pagine patinate delle riviste, con una gran quantità di trucco e dosi massicce di photoshop! Accipicchia, su, è BRUTTA!! Per curiosità sono andata a cercarmi qualche foto sul web, tipo questa e mi sono detta: "con quel trucco, quel vestito e un fotografo eccezionale che mi ritrae, sarei strabiliante pure io!!". E' secca, va bene, e di questi tempi non è poco, anche se la cosa mi intristisce, e anche se non si può dire che io sia una balena...ma, a parte questo, a parte la faccia da tossica post-ultima-canna della giornata, che diavolo ha di tanto speciale? Se mio figlio, tra qualche anno (spero) mi portasse a casa una ragazza così e me la presentasse come sua fidanzata, mi chiederei sinceramente dove ho sbagliato, con lui...E noi donne normali continuiamo a sentirci inferiori, orrende, inguardabili, quando ci mettiamo a confronto con un pezzo di carta fotografica? Basta, mi rifiuto. Viva la taglia quarantaquattro! Viva il sorriso autentico! Abbasso le donne finte! Le donne vere, cari uomini, sono molto, molto, molto più...vere! Ecco. Vere! Magra consolazione? No...Qui di magro c'è solo quella stampella di Kate!

Tatalla - venerdì, 05 ottobre 2007 - 12:28

Per qualche istante quasi non riuscivo a crederci. Invece è tutto vero, nero sul web, per così dire. i fatti privati, privatissimi, di quella che fino a un paio di mesi fa era una coppia qualunque, che viveva a Garlasco,  paesetto ormai famosissimo, adesso sono a disposizione di tutti. Qui li potete leggere anche voi. Questa Italia non si vergogna più di niente, neanche di pescare in quel che appare torbido e oscuro, e invece è pura e semplice vita, perchè quando la vita diventa morte, in questo nostro mondo globalizzato si perdono tutti i diritti, anche il primo, che io ritengo inviolabile, quello alla riservatezza, alla tanto strombazzata privacy.

Mi chiedo: chi mai ha messo a disposizione dei giornalisti certi dettagli intimi della vita di coppia di quelle due persone, che ormai tutti si permettono di chiamare per nome, come se fossero loro amici? Possibile che il denaro, ormai, abbia cacciato via anche la compassione, quella che si dovrebbe alla vittima, e il rispetto, che si dovrebbe all'indagato, che nessun tribunale ha ancora giudicato assassino? E se anche prima o poi la giustizia dovesse condannarlo, perderebbe forse il diritto ad essere rispettato?

Siamo diventati tutti giudici, avvocati, pubblici accusatori. Ma gli esseri umani, che fine hanno fatto?

Tatalla - giovedì, 04 ottobre 2007 - 09:34

Gironzolando nel web, ho letto per caso questo articolo di Viscontessa sul blog di Grazia. Sono rimasta senza la minima espressione facciale per qualche secondo, inebetita. Poi sono scoppiata a ridere, e poi ancora sono ridiventata seria, molto seria. Capito che storia? Arrivate a quarant'anni, o ci facciamo l'amante o ci facciamo un blog. Io di anni ne ho 37, e da pochi mesi...mi sono fatta un blog! Anzi, ce lo siamo fatte, io e Lallalalli. Certo, farci un amante in comune era un tantino più complicato, ma non impossibile, in realtà. Dopotutto siamo amiche da un secolo, condividevamo versioni di greco e lezioni di filosofia quasi incomprensibili, abbiamo attraversato insieme più di vent'anni di vita, amori iniziati e finiti, amori ancora in corso, nascita dei figli...cosa vuoi che sia prendersi un amante "a mezzi", come si dice dalle nostre parti? Allora, come la mia Carrie, non ho potuto fare a meno di chiedermi: meglio un amante o un blog? Mettiamoli a confronto: un amante ti dà delle emozioni. Vero, ma anche scrivere un bel post te ne dà, e ricevere commenti entusiastici per quello che hai scritto, te ne dà. Un amante ti fa sentire di nuovo giovane e bella. Vero, ma anche un blog, dove puoi spudoratamente mentire e nessuno lo viene a sapere, e dire che sei alta uno e ottanta e 90-60-90 tanto chi vuoi che possa smentirti? Una certa soddisfazione te la dà, ammettiamolo. Un amante ti dà il piacere della clandestinità, il gusto del segreto. Anche un blog! Se mio marito leggesse tutto quello che ci scrivo sopra, qualche pensierino sul lasciarmi lo farebbe di sicuro. Quindi devo tenerlo nascosto. Che resta? Un amante ti può mollare in qualsiasi momento. Anche un blog: se non ti curi di lui, nessuno ti legge più. Lasciare un amante non è sempre facile, rischi che lui non sia dello stesso avviso, e ti perseguiti con telefonate inopportune, magari a tuo marito. Lasciare un blog è FACILISSIMO: basta smettere di scriverci su.

Non ho più alcun dubbio: tra un amante e un blog...meglio un blog!

lallalalli - mercoledì, 03 ottobre 2007 - 11:07

Avete mai sentito parlare di "last minute market"? E' l'idea geniale di un uomo (Andrea Segrè, Preside della facoltà di Agraria dell'Università di Bologna) che si è detto: ma possibile che in un mondo in cui c'è gente che ancora soffre la fame si buttino via tante cose ancora buone? E come dargli torto? Pare, infatti, che un supermercato di medie dimensioni (6.000 mq) buttino via 170 tonnellate di prodotti alimentari invenduti ogni giorno. Più o meno 10 tir pieni di pranzi, cene e colazioni per circa 300-400 famiglie!
Il professor Segré e i suoi studenti hanno quindi ideato un meccanismo di "recupero" e di redistribuzione del surplus di cibo. Siglano accordi con catene di supermercati (ma anche pasticcerie per esempio, che pare buttino via ogni sera 3-4 cabaret di paste invendute) e coordinano una rete di associazioni.
Questa storia oltre a rallegrare (perché, vivaddio, c'è gente che va oltre il proprio naso e trova i mezzi e le risorse per farlo!) rattrista un po', almeno a me. Io stessa scopro, di tanto in tanto, uno yogurt scaduto in frigo o una mela rovinata nel portafrutta. Merce prodotta industrialmente (mela a parte), distribuita (generalmente con effetti sull'inquinamento, visto che in Italia prevale ancora il trasporto su gomma), acquistati, portati a casa e... buttata via (magari in modo non differenziato). 
A questo punto, ogni tanto mi fermo a pensare: ma veramente mi serve tutto quello che compro? E se leggo la notizia di Segré penso: ma veramente ci serve tutto quello che mettiamo sugli scaffali?

Tatalla - sabato, 29 settembre 2007 - 11:45

Questo post dovete assolutamente leggerlo, donne e uomini che non ragionate col basso ventre:

www.sorelleditalia.net

 Post del 29 settembre.

La brava Fulvia Leopardi ci rende noto qualcosa che a molte, me compresa, è sfuggito. L'allarme dei medici maschi contro il numero sempre crescente di medici donne. In effetti, mi sembra davvero una minaccia, pari quasi all'effetto serra. La mobilitazione è d'obbligo: aspettiamoci presto uno sciopero dei camici blu contro il predominio dei camici rosa.

Tremate, tremate, le streghe son tornate!!